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Ricardo Palma Salamanca Il grande riscatto Un'avventurosa evasione da un carcere cileno nel 1996 280 pagine, 12 euro |
Nel dare alle stampe questo libro, in cui si racconta di un'avventurosa evasione da un carcere cileno nel 1996, l'intento è quello di ridestare tra l'altro l'attenzione sulle vicende di un paese assente ormai da tempo dalle prime pagine dei quotidiani italiani. Il Cile suscitò negli anni settanta ben altro interesse: in risposta alla vittoria elettorale delle sinistre di Salvador Allende, il colpo di stato di Augusto Pinochet del 1973 pose dastricamente fine ad ogni speranza di cambiamento, e l'esercito cileno, che millantava solide tradizioni democratiche, smentì chi riteneva in forza di quelle tradizioni improponibile che si instaurasse in Cile una dittatura militare. In Italia questi fatti furono oggetto di riflessione e dibattito nei gruppi nati dall'esperienza movimentista di fine anni sessanta e inizio anni settanta e contribuirono ad indirizzare il dibattito verso un'opzione politico-militare. Anche all'interno del Partito Comunista Italiano le vicende cilene ebbero un peso rilevante: il segretario generale Enrico Berlinguer, in un lungo articolo apparso su "Rinascita", Riflessioni sull'Italia dopo i fatti del Cile (Rinascita, 28-9-73, 5-10-73 e 9-10-73) si riallacciò a quegli avvenimenti per abbandonare definitivamente, in maniera forse pretestuosa, la prospettiva dell'alternativa alla Democristiana Cristiana, auspicando invece l'accordo con gli avversari di sempre. Si inaugurava così la stagione del compromesso storico. |
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Sandro Saggioro Né con Truman né con Stalin Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952) 416 pagine, 22 euro |
DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE Questo lavoro si prefigge di raccontare la storia del Partito comunista internazionalista dal 1942, data della sua nascita, fino al 1951-52, quando le sue forze si separarono in due tronconi. Questa storia nessuno l'ha mai scritta e quindi ora sarebbe quanto mai opportuno farla conoscere. Perché fino ad oggi nessuno ha mai preso in considerazione in maniera compiuta questo capitolo di storia? Da una parte perché a nessuno interessa riportare alla memoria e parlare di rivoluzione comunista e del suo spettro sempre minaccioso e in agguato; dall'altra anche perché i bordighisti hanno l'abitudine di non scrivere niente "su se stessi"; e ironicamente si è aggiunto che forse c'è ben poco da dire. Ci sarebbe invece molto da indagare circa la presenza e l'azione degli internazionalisti durante e dopo la seconda guerra mondiale, ma quasi mai nessuno ha raccolto notizie su di essi e spesso i militanti internazionalisti sono passati, su situazioni e momenti ben precisi, come ombre che poi il tempo ha dissolto. Questo lavoro si limita a ripercorrere la storia del movimento internazionalista dal suo rinascere (rinascere, perché esso si considerò sempre la diretta continuazione del Partito comunista d'Italia di Livorno del 1921) fino ai primi anni Cinquanta, momento in cui le sue forze si divisero. Non fu la sua divisione a procurarne la sconfitta: la realtà di un mondo che aveva già sconfitto il comunismo negli anni Venti provocò lo smembramento e la polverizzazione del partito. La ripresa economica ed il boom che fece seguito alla guerra, pur nell'abituale contesto di sfruttamento e miseria, concedeva qualche vantaggio ai proletari, così che, in quel momento essi non avevano da perdere solo "le loro catene". Furono quindi pochi i compagni che cercarono di mantenere intatte per il futuro, mentre si viveva una discesa senza fine nella controrivoluzione, le posizioni, non falsificate ed edulcorate, del comunismo rivoluzionario. La strada si rivelò lunga, e la meta lontana: non c'erano scorciatoie da prendere. Ciò che si doveva fare era rimanere legati al programma storico della classe in attesa di un cambiamento della situazione il quale poteva prodursi solo a seguito di determinati processi oggettivi. Il capitale aveva vinto, ma sappiamo che la sua vittoria è sempre provvisoria, dato che è lui stesso a generare i suoi affossatori; il mondo è oggi libero da chi si richiama ancora a un falso comunismo ed è meno difficile per le forze vergini di un proletariato giovane e mondiale prendere il lascito delle generazioni passate. Chi ha affrontato il presente lavoro non ha certo nessuna pretesa di imparzialità; sta tutto dalla parte della formazione rivoluzionaria di cui ha narrato e, su questa linea, ritiene ancora impareggiabile e fondamentale il contributo di Amadeo Bordiga, che però si dispiegherà compiutamente soprattutto dal momento in cui questa narrazione finisce e proseguirà poi fino alla sua morte nel 1970. Al termine della nostra narrazione abbiamo dato spazio ad una appendice che comprende documenti legati alle vicende di cui trattiamo, alcuni conosciuti ma particolarmente interessanti, altri più rari e di più difficile reperibilità, altri ancora inediti. |
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